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Qualità dell’aria indoor: cosa prevede lo schema di nuove regole dal 2028

Ventilazione, monitoraggi e scelta dei materiali: lo schema di decreto sulla qualità dell’aria propone un percorso di controllo per scuole, uffici e strutture sanitarie, con applicazione prevista dal 2028.

La qualità di un edificio dipende anche dall’aria che si respira al suo interno. Il tema entra nello schema italiano di recepimento della Direttiva (UE) 2024/2881, che affianca alle disposizioni sull’aria esterna una disciplina nazionale dedicata ad alcuni ambienti chiusi.

Il testo, identificato come Atto del Governo n. 435, prevede l’applicazione della parte relativa all’aria indoor dal 1° gennaio 2028. Si tratta di uno schema sottoposto all’iter di approvazione: decorrenza, contenuti e modalità operative devono quindi essere letti come disposizioni proposte, suscettibili di modifiche.

Quali edifici sono interessati

La disciplina riguarda tre categorie: strutture sanitarie, edifici scolastici e ambienti adibiti a ufficio. Per ciascuna vengono individuate attività di ricognizione, valutazione e monitoraggio, accompagnate da indicazioni sugli interventi correttivi.

Gli adempimenti si inseriscono nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro prevista dal D.Lgs. 81/2008. Il riferimento è il datore di lavoro, nell’ambito della valutazione dei rischi e del relativo Documento di valutazione dei rischi (DVR). Lo schema non istituisce un sistema pubblico di vigilanza separato dedicato esclusivamente all’aria indoor.

Il controllo parte dall’edificio

Prima delle misurazioni, è prevista una ricognizione degli spazi per comprenderne le caratteristiche e individuare ambienti rappresentativi. L’analisi considera la distribuzione dei locali, le aperture, le condizioni delle superfici e gli interventi già realizzati.

Rientrano nella valutazione anche la sostituzione dei serramenti, l’isolamento dell’involucro, le schermature solari e i materiali utilizzati per pavimenti, pareti e soffitti. Pitture, vernici e arredi vengono esaminati in relazione alle possibili emissioni negli ambienti.

Un’attenzione specifica riguarda le unità di trattamento aria (UTA) e gli impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC): occorre considerare portate, distribuzione dei flussi, posizione delle bocchette, filtri, orari di funzionamento e manutenzione, insieme a temperatura, umidità relativa e anidride carbonica.

Monitoraggi nella stagione fredda e in quella calda

Il percorso descritto prevede, negli ambienti selezionati, due campagne di rilevazione nello stesso anno solare, una nel periodo freddo e una in quello caldo, ciascuna di almeno due settimane. L’obiettivo è confrontare condizioni di utilizzo e ventilazione che possono cambiare con le stagioni.

Per i parametri con riferimento annuale, la valutazione si basa sulla media dei risultati delle due campagne. Anche anomalie o concentrazioni particolarmente elevate rilevate in una singola campagna possono richiedere interventi correttivi. La selezione e il numero degli ambienti da controllare potranno essere rivisti nel tempo in base ai risultati.

Polveri, formaldeide e CO₂: i riferimenti proposti

Lo schema distingue i valori di riferimento dai valori limite. I dieci parametri indicati comprendono benzene, biossido di azoto, formaldeide, monossido di carbonio, naftalene, PM10, PM2,5, tetracloroetilene, toluene e anidride carbonica.

Tra i valori riportati nel quadro proposto figurano:

  • PM2,5: 10 µg/m³ come media annuale;
  • PM10 e biossido di azoto: 20 µg/m³ come media annuale;
  • formaldeide: 10 µg/m³ come media annuale;
  • CO₂: 1.000 ppm nel singolo campionamento, non come media annuale.

La diversa durata di riferimento è essenziale per interpretare correttamente le misurazioni. Questi dati descrivono lo schema in esame e non vanno presentati come nuovi limiti già in vigore.

Ventilazione e sorgenti emissive: come intervenire

Le misure correttive agiscono su due aspetti: il ricambio dell’aria e le sorgenti degli inquinanti. Le indicazioni comprendono una maggiore aerazione, l’adeguamento delle portate della VMC e interventi su filtri, griglie e condotte.

Può essere necessario anche rimuovere o isolare materiali e arredi che contribuiscono alle emissioni, oppure rivedere i prodotti per la pulizia. In attesa del ripristino di condizioni adeguate, sono contemplate misure gestionali temporanee, come la riduzione dell’occupazione dei locali.

Lo schema considera inoltre azioni strutturali indipendenti dall’esito dei monitoraggi: manutenzione degli impianti, gestione del microclima, pulizia e scelta di materiali a bassa emissione. Negli uffici viene richiamata anche l’opportunità di evitare l’introduzione contemporanea di grandi quantità di arredi nuovi.

Ristrutturazione e qualità dell’aria: una valutazione integrata

Per chi programma lavori su scuole, uffici o strutture sanitarie, il tema invita a considerare insieme opere edilizie, ventilazione e futura manutenzione. La sostituzione degli infissi o la realizzazione di un cappotto devono essere inserite in un progetto che valuti anche il ricambio dell’aria.

Nella riqualificazione energetica degli edifici a Verona, conoscere lo stato di partenza aiuta a coordinare le scelte su involucro e impianti. Anche la manutenzione dell’edificio va considerata fin dalla progettazione, con verifiche affidate alle figure tecniche competenti.

Per valutare le opere edilizie del tuo progetto, contatta Alberti s.r.l.

Articolo redatto il 14 settembre 2026 sulla base del quadro dello schema riportato nelle fonti disponibili. Le disposizioni descritte potranno cambiare prima dell’approvazione definitiva.

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